APE per vendita casa

Da alcuni anni a questa parte, per vendere casa serve una certificazione energetica – detta APE – che descriva le caratteristiche energetiche dell’immobile. L’APE per vendita casa è un documento importante, quindi, che non può mancare in caso di compravendita, ma anche per i contratti di locazione e le donazioni.

In questo articolo vedremo di approfondire tutte le tematiche inerenti la certificazione energetica per la vendita di un immobile. Capiremo meglio di cosa si tratta, quando è obbligatoria e quanto costa.

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Indice degli argomenti

Cos'è l'attestato di prestazione energetica e a cosa serve

L’APE è un certificato che non deve assolutamente mancare quando si predispongono tutti i documenti necessari per vendere casa.

Si tratta di un attestato che valuta il livello di impatto ambientale dell’immobile in questione. Di questi tempi, infatti, l’emergenza climatica è un tema di grande rilevanza e, pertanto, è importante specificare le caratteristiche dell’abitazione.

L’attestato di prestazione energetica viene rilasciato per tutte le nuove costruzioni ed anche in caso di ristrutturazione.

E’ un po’ l’equivalente di quelle sigle (A, A+, A++, B, C, ecc.) che si trovano sulle etichette dei vari elettrodomestici. Ad ogni lettera corrisponde una classe di consumo, e serve quindi ad individuare i prodotti più “virtuosi” da questo punto di vista differenziandoli da quelli che, invece, lo sono meno.

La stessa cosa accade per gli immobili ed esistono ben 10 differenti scaglioni di certificazione energetica.

In particolare, l’APE fa riferimento a quattro tipi di consumo diversi:

  • il riscaldamento
  • l’acqua calda sanitaria (bagno e cucina)
  • il raffrescamento estivo (eventuali impianti di condizionamento, se presenti)
  • la ventilazione meccanica controllata (anche in questo caso, solo se presente)

L’APE non va confuso con l’AQE, che invece è l’attestato di qualificazione energetica.

Potrai trovare maggiori informazioni anche cliccando su come vendere casa e consigli per vendere casa

Certificazione APE: come ottenerla e quanto costa

L’attestato di prestazione energetica APE dev’essere redatto da un tecnico abilitato, qualcuno che abbia le necessarie competenze specifiche in materia. Solitamente, si tratta di ingegneri, geometri o architetti.

La formazione, la supervisione e l’accreditamento di questi professionisti abilitati viene gestita dalle singole Regioni. Fanno eccezione quelle che non hanno adottato delle normative proprie. In questi casi, allora, si fa riferimento alla legge nazionale.

I certificatori energetici hanno delle responsabilità civili e penali piuttosto rilevanti.

Ma qual è la durata dell’APE per vendere casa? La validità massima del certificato energetico è generalmente di 10 anni e, per conservarla, occorre effettuare con regolarità i controlli della caldaia (previsti dalla legge). Esistono anche dei casi in cui la durata è di un solo anno (o meglio, fino al 31 dicembre dell’anno seguente).

Se parliamo di costi, invece, possiamo dire che sono abbastanza variabili a seconda della città ed anche in base al tipo di immobile.

In linea di massima, per un comune appartamento si possono spendere mediamente tra i 150 e i 250 euro. Somma interamente a carico di chi vende.

Per vendere casa è obbligatoria la certificazione energetica?

Richiedere il certificato APE è obbligatorio in caso di vendita o affitto o anche donazione.

Il potenziale acquirente o affittuario dev’essere messo a conoscenza delle caratteristiche dell’immobile per quanto concerne i consumi già durante le prime fasi di trattativa.

Quindi, possiamo tranquillamente affermare che la certificazione energetica è obbligatoria per vendere casa. Peraltro, può anche essere un elemento che gioca a favore del venditore, nel caso in cui l’immobile appartenga ad una buona categoria. E’ un particolare in più che può favorire la vendita ad un prezzo maggiore e può impressionare favorevolmente chi vorrebbe comprare.

Tuttavia, esistono alcuni casi in cui l’APE non è necessario. Riepiloghiamo qui di seguito i più comuni, per maggiore chiarezza si può far riferimento alla normativa contenuta nell’art. 3, comma 3, del D.L. 192/2005:

  • Edifici industriali ed artigianali, se gli ambienti sono riscaldati per esigenze stesse del processo produttivo, ecc. Non esiste, in pratica, un vero e proprio impianto di riscaldamento o climatizzazione.
  • Edifici agricoli o rurali non provvisti di impianto di climatizzazione.
  • Luoghi di culto o adibiti ad attività religiose.
  • Ruderi, purché lo si specifichi sull’atto notarile
  • Altri casi particolari, tipo box, cantine, depositi, autorimesse, ecc.

Sanzioni per chi non provvede

Esistono sanzioni in caso di omissione della certificazione energetica di un immobile?

Ovviamente sì, vediamo esattamente quali:

  • Il certificatore professionista, se non rispetta metodologie e criteri corretti, può andare incontro ad una multa che va dai 700 ai 4.200 euro. Se rilascia un attestato non veritiero, incorre in una sanzione pari all’80% del compenso. In più, ci possono essere eventuali provvedimenti disciplinari da parte dell’ordine di appartenenza.
  • Il venditore, per un immobile privo di APE, può arrivare a dover pagare una sanzione compresa tra i 3.000 e i 18.000 euro.
  • Il proprietario che dà in affitto l’immobile senza APE aggiornato può essere punito con 1.000/4.000 euro di sanzione.
  • Gli annunci di immobili che non contengono i dati inerenti la classe energetica possono essere multati con cifre che arrivano fino ai 3.000 euro.

Insomma, è evidente che la certificazione energetica è un documento che non può mancare in caso di compravendita, affitto, ecc.

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